Uno studio dedicato a Titina De Filippo

Senza Artificio

Si comincia sempre così, con uno studio, una ricerca, un ambito-giardino in cui andare a raccogliere i fiori il cui profumo ci stordisce di più o semplicemente ci riporta a casa, suscitando da qualche parte, nel fondo dell’anima, antiche memorie.

NUOVA PRODUZIONE. IN CORSO

Si comincia sempre così, con uno studio, una ricerca, un ambito-giardino in cui andare a raccogliere i fiori il cui profumo ci stordisce di più o semplicemente ci riporta a casa, suscitando da qualche parte, nel fondo dell’anima, antiche memorie.

Senza Artificio è soltanto un titolo provvisorio, di quelli destinati ad essere riassorbiti dalle fasi alterne del lavoro che si susseguono, a volte lentamente altre rapidissime, nel lungo tempo delle prove.

L’affinità che mi lega ai tre fratelli teatranti De Filippo non è solo linguistica: è affettiva, artistica, elettiva. Soprattutto con Titina e non per una questione di genere.
Titina De Filippo è stata una rivoluzionaria, una contro tendenza, uno spirito libero che ha cercato la forza della propria auto-affermazione nel fare e non nell’apparire. Mi colpiscono le sue scelte a prima vista bizzarre come quando nel 1939 decise di lasciare la compagnia del Teatro Umoristico I De Filippo per in-seguire un ideale di autonomia artistica che sentiva fortemente minacciata dalla presenza di due fratelli ingombranti come macigni.

Meglio un blocco in meno e tre uomini liberi in più.

La sua capacità di reinventarsi continuamente è stata grande ed in quel tempo di secessione l’ha spinta a lavorare con Nino Taranto e Agostino Salvietti oltre che a cimentarsi con la scrittura di soggetti teatrali, sceneggiature e col cinema.
Ben più drammatica è stata la svolta determinata dalla malattia che rapidamente l’ha costretta ad allontanarsi dalle scene e re-inventarsi come artista tra pennelli, tessere di mosaico e collage.
Titina, attrice esperta e dotata di talento tanto da distinguersi in differenti stili del fare scenico trova il suo il banco di prova in Filumena Marturano.
E’ con questo lavoro che raggiunge una fama d’attrice a tutto tondo e si libera dal giudizio severo di Eduardo rivendicando una propria autonomia interpretativa.

Filumena Marturano arrivò perché il blocco non c’era più.

Un’affermazione che certifica quanto per Titina vita e arte fossero un tutt’uno. Lei sapeva che solo uno spirito libero può nutrire il cuore di un personaggio grande come quello di Filumena che, negli anni a venire, rimanderà per sempre al nome di Titina.
Anche io ho superato il mio blocco e cerco relazioni nutrienti.

Commuovere la platea senza ricorrere al mestiere ed a lenocini, arrivare alla semplicità, alla umanità drammatica e bruciante, senza artificio ma con dignitosa aristocratica linea d’artista è cosa estremamente difficile, che esige enormi fatiche e grandi rinunce.

Mettere allora in scena uno spettacolo, dedicato a Titina ma non in maniera esplicita, che parta da Filumena Marturano ma con in scena una sola attrice, che alluda alla Titina drammatica senza rinunciare a quella comica può essere sfida ambiziosa.

Anche per me Filumena Marturano rappresenta una botola e in quanto tale sento il rischio di caderci dentro ma mi pare ne valga la pena, diciamo che non posso farne a meno. La scelta è necessaria.