Letture
Questa pagina è pensata e dedicata in modo particolare agli studenti dei miei corsi, ai giovani attori o aspiranti tali che mi capita di incontrare durante laboratori, incontri ed in generale attività pedagogiche.
E’ concepita e intende essere un work in progress.
Riporto, segnalo, indico alcuni spunti di riflessione.
Nessuna pretesa di esaustività.
La mia scelta cade non tanto su testi, volumi veri e propri, quelli che hanno fatto la Storia del Teatro per intenderci, quanto su brevi saggi, magari un capitolo specifico di un libro, un articolo…qualcosa insomma di facile fruizione ma che possa stimolare la riflessione.
Tra gli scritti, anche qualcuno di mio pugno. Si sa, anche gli attori a volte hanno bisogno di raccontare…
Che cosa può essere un Dio di N. Taviani
Adoro il linguaggio ironico, leggero, quasi sarcastico con cui Nando riesce a rapportarsi ad alcuni argomenti. Lui così raffinato ed erudito, quando vuole sa essere quasi blasfemo. Penso alle varie circostanze in cui mi capita di dover parlare di Jagannātha, alla fatica che provo ogni volta nel cercare di descrivere l’importanza di un dio che so quanto possa risultare, agli occhi di molti occidentali, buffo quasi da “cartone animato” come mi è capitato sentir dire!
E poi un testo così, rapido, conciso, leggero e chiurugico. Sa con precisione dove vuole andare a parare.
Jagannātha, Sanjukta Panigraj, la danza Odissi, l’ISTA, Iben Nagel Rasmussen e…i maestri (in termini di guru, parola sottintesa ma taciuta).
Un maestro che parla di maestri.
Jay Jagannath!
Nando Taviani in Le visioni del teatro. Scritti sul teatro dell’Otto e Novecento. A cura di M. Schino.Bulzoni Editore. 2021
Maschere di scena.
Carta, colla e silenzio di A. Fusco
Condivido qui una mia riflessione personale sulla mia esperienza di “mascheraia”.
Una competenza che ho messo a punto negli anni e che mi piace estrarre dal cappello quando se ne determina l’occasione.
Avevo piacere a raccontare cosa può esserci dietro un’altra forma di processo creativo, pure destinato alla scena ma da una prospettiva completamente diversa rispetto al fare scenico. O no?
Antropologia teatrale: un “cahier de doléances”
di M. de Marinis
Che cosa è l’Antropologia Teatrale? Quali i suoi meriti? E i suoi limiti? Perché, a chi ed in cosa si è resa così necessaria?
Il testo da cui ho operato la scelta di alcuni paragrafi qui riportata è una riflessione ampia, dettagliata e accurata del Prof. Marco De Marinis dal titolo icastico: Dal pre-espressivo alla drammaturgia dell’attore. Saggio sulla “canoa” di carta.
Analisi raffinata, quasi chirurgica, del testo fondante l’Antropologia Teatrale.
Come in un gioco di specchi e di sineddochi la mia proposta è quindi un rimando ad altri testi.
In primis La canoa di carta di Eugenio Barba, a seguire l’intero saggio critico di M. De Marinis, di cui si riporta soltanto un estratto, e per finire il libro a conclusione del quale tale saggio è posto ovvero
Drammaturgia dell’attore a cura di M. De Marinis, Teatro Eurasiano n°3, Quaderni del Battello Ebbro, 1997.
A proposito di Essere corpo
di J. Tolja e T. Puig di A. Fusco
E questo invece è un vero e proprio consiglio di lettura. Un testo che solo in apparenza non ha a che fare col teatro. Si parla di piacere, di viscere, di tessuto connettivo, di sapienza (da sapio) in antitesi a conoscenza (da cognosco) e di tecnica!
Viene detto, infatti, che quando si impara bene una tecnica c’è pericolo che la si utilizzi per evitare di entrare in relazione con parti di sé. Allora si usa la tecnica per controllare invece che per scoprire.
E penso che questo abbia tanto a che fare con l’arte dell’attore e del danzatore.
Buona lettura!
Jader Tolja e Tere Puig, Essere corpo, TEA, 2017
